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sabato 23 marzo 2013

La Silicon Valley in difficoltà, si cercano immigrati IT



"Un centinaio di colossi tecnologici, inclusi Google, Facebook, Yahoo, Intel e Oracle, hanno chiesto al presidente Obama e al Congresso americano di approvare alcune riforme per favorire l'accesso e la permanenza negli States di lavoratori stranieri qualificati. L'Immigration and Innovation Act aiuterà le aziende in crisi di assunzioni?"


Google, Facebook, Yahoo, eBay, PayPal e altri colossi tecnologici si schierano a favore di un'America più aperta e tollerante nei confronti dei suoi immigrati o aspiranti tali. Purché capaci di infoltire le schiere dei professionisti che operano, a vario titolo, nel campo dell'It o anche in settori diversi, ma rivestendo ruoli tecnici. Più di un centinaio di grandi compagnie hi-tech, fra cui le cinque citate, hanno sottoscritto un appello indirizzato al Congresso degli Stati Uniti e alla Casa Bianca, chiedendo di approvare alcune leggi che facilitano l'ingresso e la permanenza nel territorio a stelle e strisce da parte di stranieri con competenze It.

Tra le leggi in questione, attualmente all'esame del Senato, spiccano  l'Immigration Innovation Act e lo Startup Visa Act, promossi dal presidente Barack Obama. Fra i cambiamenti invocati, i più importanti sono il varo di facilitazioni per il rilascio di green card agli stranieri residenti in maniera permanente negli Usa,  l'aumento del tetto di visti H-1B (che dagli attuali 65mila dovrebbero salire a 115mila). Professori, ricercatori che si siano distinti e "persone con straordinarie abilità", inoltre, potranno richiedere il rinnovo della carta verde anche senza essere, in quel momento, lavoratori assunti. La "fame" di lavoratori che possano vantare formazione ed esperienza non è solo un problema europeo, recentemente affrontato dalla Commissione Ue con il varo di un'alleanza fra istituzioni e aziende: anche gli Stati Uniti, pur in tempi di disoccupazione, patiscono una carenza di offerta di lavoratori con competenze tecnologiche. Nel documento presentato dai cento big dell'It si sottolinea che cinque azienda da sole – Ibm, Intel, Microsoft, Oracle e Qualcomm - oggi avrebbero bisogno, complessivamente, di oltre 10mila professionisti da assumere.

I firmatari chiedono essenzialmente due cose: che i provvedimenti dell'Immigration Innovation Act rendano più semplice l'assunzione di nuovi talenti, e che vengano aumentati gli investimenti in formazione tecnologica. E ci troviamo davanti a un raro caso di "fronte comune" in cui acerrimi rivali del mondo Ict - la lista include anche AT&T, Cisco, Eventbrite, Fry's Electronics, Hp, Intel, Intellectual Ventures, Microsoft, Oracle, Qualcomm, TechNet e Zynga – si alleano per fare pressione sulla classe politica, invocando l'approvazione delle riforme entro l'anno. "Dal momento che il nostro sistema di immigrazione è obsoleto e inefficiente", si legge nel documento, "molti stranieri altamente qualificati che vorrebbero risiedere in America sono obbligati ad andarsene, poiché non possono ottenere permessi di soggiorno permanenti. Alcuni evitano proprio di arrivare".


 ictbusinness.it

giovedì 20 settembre 2012

Hitachi fa le prove per un hdd a elio da 7 Terabyte


Hitachi ha svelato un hard disk contenente elio anziché aria. Secondo l'azienda l'uso del gas consente di collocare più piatti in un prodotto e scrivere più informazioni su un singolo supporto. Inoltre ci sono vantaggi anche per i consumi e le temperature.


Hard disk pieni di elio per realizzare prodotti da 3,5 pollici da 7 terabyte già nel 2013. Hitachi Global Storage, parte di Western Digital, ha annunciato una nuova soluzione tecnologica per incrementare la capacità dischi fissi e abbassare il cosiddetto "costo di possesso" (TCO) per i clienti del settore enterprise e cloud.
Non si tratta quindi, almeno inizialmente, di una proposta indirizzata al mercato consumer, bensì a chi ha un datacenter e deve affrontare l'esplosione del fenomeno del cloud computing, ancora agli albori e nei prossimi anni sempre più centrale. Insomma, chi ha bisogno di molti hard disk con un'elevata capacità.

"La densità dell'elio è un settimo di quella dell'aria e questo offre vantaggi rilevanti", ha dichiarato l'azienda, sottolineando che il prodotto è frutto di sei anni di ricerca e sviluppo. La densità più contenuta fa sì che agisca una minore forza di trascinamento sui piatti rotanti all'interno dell'hard disk, riducendo di conseguenza l'energia richiesta per azionare il motore che muovere la meccanica all'interno del prodotto.

La densità più bassa riduce drasticamente anche le forze fluidodinamiche che colpiscono i piatti e i braccetti delle testine, consentendo ai piatti di essere meno distanti l'uno dall'altro e alle tracce di essere più vicine tra loro. Questo permette quindi di inserire sette piatti in 3,5 pollici(il limite odierno è cinque) e al tempo stesso aumentare la densità delle informazioni scritte sui supporti.
Le minori forze di taglio e la maggiore efficienza dell'elio nella conduzione termica permettono al disco di raggiungere temperature  e rumorosità inferiori. "I benefici di un hard disk riempito con l'elio si conoscono da molto tempo. L'innovazione sta nella produzione e nel progetto, che sigilla l'elio all'interno dell'hard disk in modo conveniente garantendo volumi di produzione elevati", ha dichiarato Steve Campbell, a capo delle operazioni tecnologiche di HGST.
La nuova soluzione è stata dimostrata durante il Western Digital Investor a Irvine, California. All'evento Hitachi ha confrontato un nuovo disco con elio e una soluzione equivalente ad aria, comprovando una riduzione dei consumi del 23%. Un dato interessante, che però va messo in prospettiva: tenendo conto che il nuovo hard disk ha due piatti in più, il miglioramento in termini di watt per terabyte è pari al 45 percento. Parallelamente il disco ha raggiunto una temperatura operativa inferiore di 4 gradi.
Insomma, un'ottima soluzione sotto i punti di vista, anche se non si conoscono i prezzi, né le caratteristiche tecniche precise dei prodotti che arriveranno in commercio. Hitachi ha promesso di fare maggiore chiarezza il prossimo anno, quando si terrà il debutto ufficiale degli "hard disk all'elio".

tomshw.it

martedì 18 settembre 2012

Vendite settore pc in caduta libera

A confronto vendite pc ripiazzati e installazione di base

I dati di Gartner e IDC relativi alle vendite di computer tradizionali e a tavoletta e di telefonini intelligenti negli ultimi cinque anni svela che come i primi siano sempre più in crisi, mentre cresce il successo dei prodotti mobili. E Windows 8 non capovolgerà la situazione.


Android e iOS stanno influenzando il mercato dei PC. Il dato emerge dai dati raccolti da Gartner e IDC rispettivamente in relazione a smartphone e tablet: due categorie in forte crescita ormai da tempo, in contrapposizione con il calo lento ma costante delle vendite di computer desktop e notebook tradizionali.

numeri delle due società di ricerca offrono una fotografia molto precisa dell'impatto di questa "rivoluzione post PC". I dati di Gartner relativi alle spedizioni di PC negli ultimi cinque anni mostrano che la base di PC installati è in costante aumento, ma le vendite stanno attraversando una fase di stagnazione. Questo significa in sostanza che la percentuale di PC sostituiti è costantemente scesanel lasso di tempo in esame.
I dati sulle spedizioni di dispositivi mobili nello stesso periodo di tempo svelano che i prodotti mobile di nuova generazione sono cresciuti. Un'analisi di regressione fra i due blocchi di dati appena illustrati conferma statisticamente la conclusione che ormai tutti conosciamo: i consumatori non hanno sostituito i PC con modelli più nuovi perché al loro posto hanno acquistato i dispositivi mobili.
Per quanto riguarda le cause, è fuor di dubbio che i dispositivi mobili basati su iOS e Android hanno 
più appeal sui consumatori, ma ci sono ragioni molto più forti. Negli ultimi due anni si è affermata latendenza a vedere i PC come elettrodomestici: possederne uno è una necessità, ma l'aggiornamento non lo è. Il motivo è che c'è stato un passaggio nelle attività di sviluppo dalla piattaforma PC tradizionale ai dispositivi mobili e al web mobile. 
L'unica industria che continua a concentrarsi sul mercato consumer PC è quella dei videogiochi, e anche in quest'ambito di recente è iniziata la diversificazione su altre piattaforme. Intel ha cercato di riportare il "cool factor" sui PC con gli ultrabook, ma il tentativo è per ora fallito perché è mancato l'interesse degli sviluppatori verso questo nuovo settore, e gli alti prezzi hanno smorzato l'interesse dei consumatori. 
La motivazione alla base delle attuali vendite di computer tradizionali è la "la creazione di contenuti", mentre i dispositivi mobili sono ormai visti come prodotti per la fruizione di contenuti: l'unica attività dei consumatori. 
L'ultima speranza per il settore dei PC è Windows 8. La maggior parte dei produttori spera che Windows 8 riporti il PC a un ruolo importante nella vita dei consumatori. Il problema, secondo l'analisi di tech-thoughts, è che Windows 8 non è stato pensato per cambiare il paradigma dell'era post PC descritto finora. Anzi, Microsoft si è focalizzata sui tablet nello sviluppo del nuovo sistema operativo, per entrare in un settore profittevole da cui rischia di restare tagliata fuori. 

In questo modo però gli sviluppatori non hanno motivazioni per tornare a puntare sui PC tradizionali, anzi, saranno spinti ancora di più verso le applicazioni touchscreen che sono senza dubbio indirizzate a tablet e smartphone. 
Ci saranno i prodotti ibridi, certo, ma per questi sono previsti prezzi tutt'altro che economici, che non contribuiranno in alcun modo alla ripresa delle vendite dei PC. L'unica chance che concede Microsoft è lo scoraggiamento al downgrade, che prima o poi obbligherà gli utenti a procurarsi computer in grado di eseguire il nuovo sistema operativo per beneficiare delle applicazioni di nuova generazione.

ictbusinnes.it

sabato 15 settembre 2012

Bambini dipendenti da Smartphone



Stando a recenti indagini, in Italia il problema delle dipendenze tecnologiche colpisce persone sempre più giovani. Oggi i primi interventi si praticano già alle medie, ma si pensa di passare alle elementari. Intanto i tablet Android arrivano nei negozi di giocattoli.

Le dipendenze tecnologiche riguardano anche i bambini. Già alle elementari infatti si sono rilevati casi di "malattie da Internet", con alunni incapaci di staccarsi anche per poco da smartphone e tablet. Il problema è abbastanza serio da aver spinto almeno una regione, la Lombardia, ad anticipare gli interventi preventivi alla prima media.
E si sta valutando l'ipotesi di intervenire già alle elementari, racconta lo psicologo Alfio Lucchini in un articolo comparso oggi su Repubblica a firma di Michele Bocci. L'esperto ha già accumulato una certa esperienza quanto ai problemi di "dipendenze senza sostanze" in giovane età, ed è convinto che la questione vada affrontata rapidamente.

Smartphone e tablet in particolare sarebbero vincolati al disturbo noto come IAD (Internet Addiction Disorder), un disturbo che provoca problemi tipici delle dipendenze da droghe, ma in questo caso la "sostanza" è il collegamento alla Rete, o in generale l'uso di gadget elettronici. Un disturbo che ha già trovato posto nella letteratura medica, ma non è ancora riconosciuto universalmente.

Secondo Lucchini ci sono bambini che già a sei anni cominciano a usare abitualmente Internet, anche se questo fatto di per sé non deve per forza rappresentare l'inizio di un problema. Un bimbo che usa YouTube per guardare i cartoni animati dopotutto non è necessariamente in una situazione diversa da un coetaneo che guarda la TV, sempre che ci sia in entrambi i casi la supervisione e il controllo di un genitore.
Anzi, forse usando la Rete si evita un altro problema piuttosto grosso: quello dell'esposizione ai contenuti pubblicitari. Considerando questo aspetto magari bisognerebbe mettere sul tavolo anche l'immenso fatturato della pubblicità televisiva, e come questo sia minacciato da future generazioni poco interessate al mezzo televisivo in sé.

venerdì 14 settembre 2012

Iphone 5: la presentazione è già parodia, risate assicurate!



Da alcuni anni, in concomitanza dell'uscita dei prodotti della mela morsicata si susseguono questi brevi video parodia.


Con la stessa attesa che anticipa l'uscita di un nuovo prodotto Apple,fioccano in rete le parodie del lancio pubblicitario, visto il seguito che hanno su youtube lo possiamo classificare come fenomeno virale dell'era internet.
Ecco a voi la spassosissima presentazione versione italiana dell'ultimo mela-fonino "nato" ieri. A voi la scelta se comprare o meno l'iphone dopo aver visto questa video-presentazione.


martedì 28 agosto 2012

Una carta di credito con BitCoin


BitInstant presenterà nell'arco di due mesi una carta di credito e debito basata sulla valuta elettronica Bitcoin. Si potrà usare dove accettano la Mastercard e permetterà transazioni tramite QR Code.








La startup newyorkese BitInstant vuole portare l'uso della moneta elettronica Bitcoin, già diffusa tra gli smanettoni, nel mondo reale. Bitcoin non si appoggia a un ente centralizzato come le altre valute ma a "un database distribuito tra i nodi della rete che tengono traccia delle transazioni e sfruttano la crittografia per [...] permettere di spendere Bitcoin solo al legittimo proprietario". Maggiori dettagli potete leggerli su Wikipedia.  Charlie Shrem, cofondatore of BitInstant, ha  dichiarato che nell'arco di circa due mesi ha intenzione di presentare un sistema che consentirà alle persone "ordinarie" di usare i Bitcoin nella vita di tutti i giorni.

In pratica è pronta a nascere una carta di debito/credito prepagata internazionalefondata sui Bitcoin che sarà emessa da due grandi banche, ancora sconosciute. L'unica cosa certa è che una sarà statunitense, mentre l'altra internazionale. La carta agirà come tutte le altre carte di credito e sarà accettata in tutti i posti in cui si accetta la MasterCard, insomma quasi ovunque. La prima carta di debito/credito avrà un limite di 1.000 Bitcoin e sarà rilasciata gratuitamente, ma dopo i primi 1.000, la spesa salirà a 10 dollari per ogni carta posseduta. Shrem ha dichiarato che ogni scheda avrà un QR code sulla parte frontale che potrà essere usato per completare transazioni sotto i 1000 dollari, mentre sulla parte posteriore troverete il Bitcoin Address dell'utente.


"Siete a pranzo con un amico? Dimenticate PayPal, basta eseguire la scansione della vostra scheda con l'applicazione Bitcoin". I futuri possessori di questa carta dovranno pagare una tassa dell'1% per finanziarla e 1,5 dollari per ogni commissione ai bancomat. Per averla i clienti dovranno fornire informazioni personali verificabili, quindi non aspettatevi l'anonimato classico di questa valuta elettronica. Chi fosse interessato può  compilare un questionario online   per diventare cliente. Questa carta snatura un po' il sistema dei Bitcoin ma è un tentativo per ampliarne l'uso. Non resta che attendere per capire se sarà possibile sfruttare la carta anche in Italia.

tomshw.it

mercoledì 22 agosto 2012

Difendersi dalla Nuvola



La storia del giornalista americano derubato della sua vita digitale può preoccupare i novizi del cloud, ma per dormire tra due guanciali bastano pochi accorgimenti.














Fatta la frittata, Apple corre ai ripari: dopo il disastroso caso di furto di identità digitale avvenutopochi giorni fa ai danni del giornalista americano Mat Honan, la compagnia ha deciso di prendere provvedimenti. Sarà che il collaboratore di Gizmodo e Wired ha fatto in modo di dare più risalto possibile alla sua vicenda, ma i vertici di Apple hanno (quasi) istantaneamente sospeso i reset delle password Apple ID tramite procedura telefonica. E mentre a Cupertino decidono come rendere più affidabile questa pratica, qualcuno inizia a chiedersi se mettere i propri dati nella nuvola sia così sicuro. 

In realtà lo è. Basta seguire pochi semplici accorgimenti di buon senso. 

Trova 
password decenti L'ideale sarebbe un bel codice generato casualmente composto da lettere, numeri e simboli, ma se lo sforzo mentale per ricordarlo è insostenibile, cerca almeno di non essere banale. Nomi, date di nascita e la combinazione della valigia del presidente Scrocco sono decisamente troppo semplici per affidare loro la tua vita digitale. A questo punto è meglio una frase intera: facile da ricordare, ma abbastanza lunga da non poter essere azzeccata. Il discorso vale anche per le famigerate domande segrete: qualunque esse siano, non scegliere risposte troppo brevi o che possano essere scovate in Rete (magari sulla tua pagina Facebook). 

Non 
riciclare Hai trovato una combinazione sicura? Perfetto, ora cambiala: in linea di massima, è bene usarne una sempre diversa per ciascun servizio a cui si ha accesso, modificarla di frequente come molti servizi di home banking ti obbligano a fare. Con il secondo accorgimento rendi più difficile un attacco portato sul lungo periodo, mentre con il primo scongiuri il rischio che chi ti soffia la password di Facebook possa metterti al tappeto anche la posta, Twitter e tutto il resto. 

Usa 
l'autenticazione due fattori Anche Honan l'ha ammesso: se non fosse stato così pigro da non attivarla, l'hacking ai suoi danni si sarebbe infranto contro la barriera di Gmail. I servizi di Google (e con Big G anche altri come Facebook) ti chiedono di inserire tra i tuoi dati il numero di cellulare: appena cerchi l'accesso al tuo account da un dispositivo sconosciuto, ti viene inviato un sms con un codice aggiuntivo da inserire oltre a nome utente e password. Attivala anche tu. 

Fai 
una copia di backup Un consiglio che nasce con l'invenzione del computer: se non vuoi perdere i tuoi dati, fanne una copia. Che il motivo sia un hard disk difettoso o qualcuno che ti vaporizza foto e video da remoto, se li conservi al sicuro su un supporto aggiuntivo puoi dormire come un angioletto. 

Crittografia 
portami via Se poi sono addirittura dati segreti, puoi rivolgerti a un servizio o un software di crittografia: così se un ladro di informazioni riesce ad avere accesso alla tua nuvola, troverà solo una serie incomprensibile di 1 e 0. L'unica cosa importante è che non siano servizi o programmi direttamente dipendenti dal tuo provider di spazio cloud, e magari che le informazioni di accesso siano conservate da un'altra parte. 

wired.it

lunedì 13 agosto 2012

Waze e Google Maps: mappe digitali a confronto

Waze logo

Finché Big G continuerà a offrire servizi diversi da quelli della compagnia israeliana, Waze non avrà molto da temere. Neanche da parte di  Apple, in cerca di un'alternativa a Google Maps. Parola di Bardin, che punta tutto, ancora una volta, sugli utenti della community

















La storia è quella già sentita tante volte: il supermercato che apre in fondo alla via e mette a rischio gli affari della piccola bottega di famiglia. A volte però può succedere che la piccola bottega abbia risorse impensabili, ben più grandi di quelle che ci si aspetterebbe ,e che tiri fuori grinta e progetti capaci di tener testa a qualsiasi supermercato. Così potrebbe essere per Waze, la app israeliana per lanavigazione crowdsourced, che conta circa 20 milioni di utenti (metà dei quali accaparrati solo negli ultimi sei mesi) e che si prepara già da tempo a tener testa a giganti come Google Maps e Apple. Quest'ultima infatti - con lo sbarco di iOS6 - ha annunciato la separazione dal servizio di mapping di Mountain View, preferendogli qualcosa di fatto in casa

sabato 11 agosto 2012

Usate smartphone e tablet in spiaggia smodatamente? Attenti,rischiate il gomito del tennista


Il presidente dell'Associazione italiana fisioterapisti sostiene che l'uso dei touch-screen in spiaggia, o comunque in condizioni di mobilità, aumenti il rischio di epicondiliti, cervicalgie o tendiniti del polso. Quando si sente la fitta bisogna intervenire con le terapie.

L'uso del tablet sulla spiaggia aumenta il rischio di epicondiliti e tendiniti del polso, secondo il presidente dell'Associazione italiana fisioterapisti (Aifi). Questo l'ultimo allarme che investe le spiagge italiane, poiché secondo le stime il 44% degli italiani quest'anno accederà al web direttamente dalla spiaggia. Poi qualcuno dovrà anche spiegarci come sia possibile che il broadband sia più diffuso al mare invece che in città, ma questo è un altro discorso.

In ogni caso Adnkronos Salute grazie a un'intervista al dottor Antonio Bortone (che comunque non è un medico) ha svelato uno dei pericoli più sottovalutati del web browsing vacanziero. "Le persone che utilizzano tablet o smartphone per diverse ore al giorno senza mai fermarsi spesso assumono anche una postura sbagliata per tenere il dispositivo con una mano o sulle gambe, con in più una flessione esagerata del capo. E queste alterazioni della colonna provocano con il tempo lordosi cervicale e cervicalgia", ha spiegato lo specialista. "Il rischio di finire vittima di epicondiliti (gomito del tennista), di cervicalgie o tendiniti del polso (sindrome del tunnel carpale) è molto alto".


sabato 4 agosto 2012

Creare un enorme party NFC-Like, me gusta la fiesta!


banda NFC della Tagstand
Un'azienda a New York, in concorso con il più grane Gala internazionale per Barman, presenta un'originale fascia NFC-fornita per fare dei tweet,"like" su Facebook ai cocktail preferitie postare foto.L'azienda in questione -Tagstand- crede molto in questa tecnologia come ottima alternativa alla sorella maggiore RFID.
Tagstand, the YC-backed company focused on making NFC a more mainstream technology, is getting some action at a pretty big black-tie event in New York this weekend which will see its technology used to enable some nifty actions for the 3,500 guests, like tapping to tweet, posting pictures to Facebook and registering “likes” for the cocktails they’re drinking. Sounds like (kind of geeky) fun!
The event in question is New York’s big cocktail party for the opening night Gala at The New York Public Library, which is offering up 30,000 different cocktails, created by over 150 different bartenders. (Now you can see why “liking” a particular cocktail might come in handy – that’s a lot to remember.) In fact, after a guest likes a cocktail, they’ll be able to receive the drink recipe via a personalized email courtesy of foodie guide Tasting Table.
But to back up and explain how all this works: guests at the party are getting this Digital Goodie Bag which includes an NFC-enabled bracelet which they’ll tap on the NFC reader stationed at the top of each bar to like their drinks. Even cooler, guests can link up their NFC bracelet with their Facebook and Twitter accounts, enabling them to automatically upload the pictures they take at the party’s web-connected photo booths, they can tap to check in on Facebook Places, and they can tweet by tapping on the Library walls – all magically enabled via NFC.
Oh, and there will even be some guys roaming around wearing Bonobos clothing, who guests can tap to indicate that they like the ensembles, which automatically registers them for a chance to win the outfits. (Party hosts are requesting that all taps are waist-up, however. Given there are 30K+ cocktails to choose from, though…umm. Good luck!) There’s also an NFC-enabled giveaway, where guests can tap to register to win Virgin Atlantic Airways tickets and hotel stays and more.

According to Tagstand co-founder Kulveer Taggar, the client (ClearHart Digital) was already sold on the benefits of NFC and reached out to Tagstand for this event. It’s the first event like this that Tagstand has ever done like, but they already have more in the pipeline, Taggar says.
While a bunch of interactivity showiness/goofiness isn’t a first for the events industry, the notable thing here is how NFC could encroach into RFID’s territory when it comes to solutions like this. Tagstand built custom hardware, software and the wristbands for the event, but its readers are much cheaper than the ones on the market today. Plus, says Taggar, their reader has “a bigger read range, connects to wi-fi, has local storage in case of wi-fi problems, and, most importantly, we can re-purpose them for other use cases like loyalty, security, ticketing, etc.”
There’s also another benefit: using an NFC wristband to post pictures, check-ins and tweets saves party-goers from having their nose stuck in their phones all night. Imagine that – a party where you actually talk and interact with people, not your iPhones? Could such a thing really exist?



giovedì 2 agosto 2012

Samsung vuole automatizzare i telefoni tramite gli NFC-TecTiles

Il set di Adesivi NFC venduti da SAMSUNG

Samsung has a handful of NFC-equipped phones, like the Galaxy S II and III, and the Galaxy Nexus, but little has been done to put the technology to use. Sure, there’s Google Wallet and other mobile payment platforms, but we’re still a ways off before paying with your phone becomes mainstream. Either way, there’s plenty you can do with NFC outside of tap-to-pay, which is why Samsung is introducing TecTiles.
For 14.99 for a pack of five, you can slap these NFC stickers on the steering wheel, by the front door, on the corner of your desk or anywhere you see fit. They’ll allow you to swipe your phone across them and it will automatically adjust itself to predetermined settings or actions that you’ve already programmed in. So, imagine tapping your phone against a TecTile on your night stand and seeing your phone automatically set an alarm and dim the display to prep you for sleep time.
But it isn’t just made for smartphone users. Brands will also have the opportunity to buy a couple batches of TecTiles and program them to automatically perform a check-in on Facebook or foursquare, connect to WiFi, or automatically download content to the device when tapped.
You can program the TecTiles through a simple, free application on the Google Play store called Samsung TecTiles, and perform the following actions with a tap of your phone:
  • Change phone settings, including Bluetooth, WiFi, ringer volume, brightness, etc.
  • Launch an app
  • Join a WiFi network
  • Show a message
  • Make a call or start a Google Talk conversation
  • Send a predetermined text message, like “I’m on my way” on a steering wheel TecTile
  • Share a contact or business card
  • Open up to a certain address on a map
  • Open a web page
  • Check in on foursquare or Facebook
  • Automatically “Like” something on Facebook
  • Update your Facebook status
  • Post a tweet or automatically follow on Twitter
  • Connect with someone on LinkedIn
TecTiles are available now from all four of the major carriers for $15, and come in five-packs.
Clearly the space is heating up. Motorola has its own Smart Actions offering, which, to be fair, has nothing at all to do with NFC and is more centered around easy, location-based automation of your phone. Sony, on the other hand, is basically doing the same exact thing as Samsung with its Smart Tags. Either way, expect to see a lot more people tapping their phone against random objects in the near future.

sabato 28 luglio 2012

Skype potrà essere intercettato, parola di Microsoft



Per anni Skype ha avuto una fama piuttosto solida, fama peraltroavallata dall'azienda che l'ha creato: essere completamente a prova di intercettazione. Non si trattava di un modo di dire: l'inafferrabilità delle chiamate effettuate via Skype è emersa come problema per la polizia tedesca, che a suo tempo ha addirittura pensato diutilizzare un trojan di Stato per scovare i criminali.

 Tutto ciò, di recente, potrebbe però essere cambiato. Già qualche mese fa si vociferava circa un cambio nell'architettura di Skype, deciso da Microsoft, che avrebbe avuto come unico scopo rendere possibili le intercettazioni legali.
Alla richiesta di spiegazioni avanzata dal sito Extremetech, Skype ha risposto che le modifiche sono state effettuate come parte di un semplice aggiornamento ma, alla richiesta di confermare l'ormai leggendaria inviolabilità delle chiamate, Skype ha preferito non rispondere citando «policy aziendali».

Secondo Ryan Gallagher di Slate, la facenda è un po' sospetta e viene da chiedersi che cosa sia cambiato da quando l'essere inintercettabile era un vanto per il software VoIP più usato a oggi, quando i dirigenti dell'azienda che lo produce sembrano preferire non sbilanciarsi.

L'acquisizione da parte di Microsoft diventa facilmente il momento intorno al quale si concentrano le attenzioni, oppure si tratta davvero di una semplice variazione delle policy interne, diventate più restrittive rispetto a qualche anno fa.

D'altra parte, le regole sulla privacy parlano chiaro: nella Sezione 3 si cita esplicitamente la possibilità che dati personali, contenuto e dati sul traffico vengano consegnati alle forze dell'ordine qualora le autorità avanzino una richiesta legittima. Resta quindi un dubbio: davvero Skype non è più inintercettabile?


zeusnews.it

venerdì 27 luglio 2012

I ragazzi sanno tutto su Facebook, meno sulle email



Una ricerca di Pew Internet svela che quasi tutti i giovani hanno un account attivo sui social network e comunicano speditamente con i messaggi di testo. Snobbando però la tradizionale posta elettronica. Forse perché pochi hanno uno smartphone.





I giovani usano i social media e i messaggi di testo, ma ignorano le mail. Questo è in sostanza ilresponso di una ricerca di mercato condotta da Pew Internet con la finalità di esaminare il comportamento degli adolescenti online. In dettaglio, il 76 per cento degli adolescenti usa i siti di social media, e di questi il 93% ha un account su Facebook.  Non a caso l'uso di Internet si intensifica con l'età. Nel resoconto si legge infatti che a 12 anni solo il 45 per cento dei ragazzini usa i social network, ma il numero raddoppia fino ad arrivare all'82 per cento quando compiono i 13 anni.

Fra gli altri dati interessanti è da sottolineare che i giovani sono più attenti alla privacy di quanto non lascino trasparire altre ricerche, dato che il sessanta per cento degli adolescenti usa le impostazioni di privacy su siti di social media. Inoltre, alla popolarità di Facebook fra i giovani si affianca quella, seppure inferiore, di Twitter, che raccoglie più consensi dalle ragazze (22%) che dai ragazzi (10%).
Se gli adolescenti sono specializzati nei social network, tuttavia, non lo sono nell'uso della posta elettronica, che a quanto pare è uno strumento che reputano inutile o per il quale non trovano una necessità d'impiego.


La comunicazione si svolge per lo più mediante messaggi di testo. Le mail vengono usate con frequenza di almeno una al giorno da meno del sei per cento degli adolescenti, mentre il 39 per cento la ignora del tutto. Al contrario, il 63 per cento dei ragazzi usa gli SMS con cadenza quotidiana, finanche ad arrivare a spedire e ricevere nel complesso cento messaggi al giorno. La posta elettronica sembra quindi profilarsi come uno strumento prettamente professionale, anacronistico per i giovani forse perché meno immediato dei brevi messaggi di testo. Il motivo probabilmente è che lo strumento da cui passano le comunicazioni è molto spesso il telefonino, e solo il 23 per cento degli adolescenti dispone di uno smartphone.

 Per accedere a Internet quindi la maggior parte dei minori usa computer desktop o notebook. Se quando arriverà il momento di inserirsi nel mondo del lavoro le mail saranno passate di moda non ci saranno problemi, ma se così non fosse le brutte figure sono in agguato. Forse i genitori hanno ancora qualcosa da insegnare ai propri pargoli.

ictbusiness.it

martedì 24 luglio 2012

Apple amplia il Data Center in North Carolina

La sede di Maiden in North Carolina
La società di Cupertino sta pensando di affiancare alla server farm di Maiden, in North Carolina, un secondo e più piccolo sito, con 11 stanze a disposizione per ospitare cluster di server. Il costo previsto della struttura è di 1,9 milioni di dollari ed ad alimentarla saranno anche un impianto fotovoltaico da 20 megawatt e uno di celle a combustibile.

Lavori in corso si sovrappongono a lavori in corso in quel di Maiden, in North Carolina: qui, il cantiere della Apple amplia gli obiettivi, dopo l’annuncio di un secondo data center che andrà ad affiancare quello già esistente, e che come il primo sarà alimentato dai due impianti “green” attualmente in costruzione, quello fotovoltaico da 20 megawatt e quello di celle a combustibile.
La notizia, riportata dal  Winston-Salem Journal, si deduce dai permessi richiesti dalla compagnia di Cupertino alle autorità alla contea di Catawba, in cui è collocata Maiden. L’investimento previsto da Apple è di poco meno di 1,9 milioni di dollari (1,885 milioni), che serviranno a realizzare unastruttura di circa 2mila metri quadri, con 11 stanze, raffreddata – oltre che dalle fonti rinnovabili – da 22 impianti di condizionamento e 14 di deumidificazione, oltre che da ventilatori.


mercoledì 18 luglio 2012

Harddisk prototipo che durano 10 milioni di anni


Schema di un deposito per scorie nucleari

L'agenzia francese ANDRA ha realizzato un hard disk che dovrebbe durare 10 milioni di anni. Il suo scopo? Avvisare l'umanità dei depositi di scorie nucleare sotterranei.

Realizzare un hard disk capace di salvare dati per 10 milioni di anni è possibile. Secondo Patrick Charton della ANDRA, l'agenzia francese che si occupa di gestire le scorie nucleari, basterebbe un disco di zaffiro con incisioni a base di platino.
Il prototipo, mostrato all'Euroscience Open Forum, è costato 25 mila euro e ha uno scopo ben preciso: avvertire gli uomini del futuro che sotto determinate zone del suolo c'è un deposito di scorie nucleari. Sono numerosi i paesi che pensano che il modo sicuro per stoccare i pericolosi scarti radioattivi sia costruire enormi bunker sotterranei. E con più se ne costruiranno, maggiore attenzione dovrà essere fatta da chi in futuro dovrà compiere trivellazioni di qualche tipo.

Come far giungere questa importante informazione all'uomo del futuro? Semplice, con il nuovo "hard disk" dell'ANDRA, composto da due differenti dischi di zaffiro industriale con un diametro di 20 centimetri. Su un lato sono incise immagini o testi grazie al platino - un singolo disco può archiviare 40mila pagine miniziaturizzate - dopodiché i due dischi vengono fusi insieme molecolarmente.
Ai futuri "archeologi" basterà un microscopio per leggere le informazioni. Anche se l'unico dubbio, oggi, è in quale linguaggio scriverci sopra: le lingue mutano nel corso tempo e ciò che per noi oggi potrebbe essere comune e comprensibile, tra migliaia di anni potrebbe rivelarsi oscuro.
Per quanto concerne la durata delle informazioni, è bene sapere che il dato dei 10 milioni è stato ricavato attraverso un test: i dischi sono stati immersi in un acido per testare la loro resistenza e simulare l'invecchiamento. Da qui il dato astronomico. La soluzione dell'ANDRA è una delle tante in corsa: nel 2014 o 2015 le idee in campo saranno scremate per arrivare a un lotto di soluzioni fattibili tra cui decidere la strada da seguire.

tomshw.it

domenica 15 luglio 2012

Intel investe nei chip di nuova generazione

Tecnico con un "wafer" di silicio
Il colosso di Santa Clara ha ufficializzato l’investimento per entrare come socio di minoranza in ASML, società olandese che produce macchine per l’incisione dei circuiti elettronici sui wafer di silicio. Obiettivo dell’operazione, che prevede un fondo di un miliardo di dollari per la ricerca e sviluppo: ridurre i costi di produzione dei processori del 30-40% entro i prossimi due anni.





Intel vuole alzare ulteriormente l’asticella prestazionale della legge di Moore. E dare ulteriore valore a un asset fondamentale come le sue ben note “fab”, le fabbriche che sforano ogni anno milioni di processori per computer, device digitali e apparati utilizzati in diversi settori verticali (automotive compreso).

Il colosso di Santa Clara ha infatti ufficializzato che investirà 3,1 miliardi di dollari per rilevare una quota di minoranza (pari al 15%) di ASML e metterà a disposizione un altro miliardo di dollari per finanziare le attività di ricerca e sviluppo della società olandese, prima al mondo nel settore delle macchine per l’incisione dei circuiti sui wafer di silicio.

L’operazione ha un fine ben preciso: accelerare entro i prossimi due anni l’adozione di tecnologie di processo di nuova generazione riducendo i costi per singolo “die” nell’ordine del 30-40%. Questo almeno l’obiettivo cui punta Intel e reso noto pubblicamente in una nota dal Chief Operating Officer della compagnia, Brian Krzanich. 

L’ulteriore salto in avanti delle tecniche di lavorazione del wafer prevede in modo particolare l’utilizzo di formati da 450 millimetri in alternativa agli attuali da 300 millimetri e di sistemi EUV, Extreme ultraviolet lithography. I benefici aspettati, al di là del numero di transistor integrati in un chip (che secondo la legge di Moore raddoppiano ogni 18 mesi), sono sostanzialmente legati all’efficienza produttiva e secondo gli analisti di RBC Capital si parla di un saving sui costi nell’ordine dei due miliardi di dollari l’anno.

L’accordo non darà ad Intel il diritto di esclusiva sui futuri prodotti di ASML ma gli addetti ai lavori sono convinti del fatto che la società di Santa Clara trarrà dall’investimento sensibili effetti positivi in un momento di mercato difficile (causato dallo spostamento di domanda dai pc consumer ai device mobili), che registra non a caso il warning sui ricavi del secondo trimestre (previsti in discesa dell’11% rispetto ai primi tre mesi dell’esercizio) lanciato ieri dalla storica rivale Amd.

mercoledì 27 giugno 2012

Nuovo Mac Book Pro 12: inmodificabile

This week, Apple delivered the highly anticipated MacBook Pro with Retina Display—and the tech world is buzzing. I took one apart yesterday because I run iFixit, a team responsible for high-resolution teardowns of new products and DIY repair guides. We disassemble and analyze new electronic gizmos so you don’t have to—kind of like an internet version of Consumer Reports. The Retina MacBook is the least repairable laptop we’ve ever taken apart: unlike the previous model, the display is fused to the glass—meaning replacing the LCD requires buying an expensive display assembly. The RAM is now soldered to the logic board—making future memory upgrades impossible. And the battery is glued to the case—requiring customers to mail their laptop to Apple every so often for a $200 replacement. The design may well be comprised of “highly recyclable aluminum and glass”—but my friends in the electronics recycling industry tell me they have no way of recycling aluminum that has glass glued to it like Apple did with both this machine and the recent iPad. The design pattern has serious consequences not only for consumers and the environment, but also for the tech industry as a whole. Four years ago, Apple performed a market experiment. They released the super thin, but non-upgradeable, MacBook Air in addition to their two existing, easily upgradeable notebooks: the MacBook and the MacBook Pro. Apple’s laptops had evolved over two decades of experience into impressively robust, rugged, and long-lasting computers. Apple learned a lot from the failings of the past: the exploding batteries of the PowerBook 5300, the flaky hinges of the PowerBook G4 Titanium, the difficult-to-access hard drive in the iBook. Apple’s portable lineup was a triumph—for consumers and for Apple itself. IT professionals the world over love working on the MacBook. I’ve disassembled a few of them myself, and I can attest that they are almost as easy to repair as they are to use. The 2008 Air went in a new direction entirely: it sacrificed performance and upgradeability in exchange for a thinner design. Its RAM is soldered to the logic board (as in the Retina MacBook Pro), so upgrading it means replacing the entire expensive logic board. And like all laptops, the Air has a built-in consumable. The MacBook Air’s battery was rated to last just 300 charges when it was introduced. But unlike laptops before it, replacing the Air’s battery required specialized tools and removing some nineteen screws. When Apple dropped the MacBook Air to $999 in 2010 to match the price point of the MacBook, they gave users a clear choice: the thin, light, and un-upgradeable MacBook Air or the heavier, longer lasting, more rugged, and more powerful MacBook. Same price, two very different products. At the time, I wasn’t very happy with the non-upgradeable RAM on the MacBook Air, but I respected that Apple had given their users a choice. It was up to us: did we want a machine that would be stuck with 2 GB of RAM forever? Would we support laptops that required replacement every year or two as applications required more memory and batteries atrophied? Consumers overwhelmingly voted yes, and the Air grew to take 40% of Apple’s notebook sales by the end of 2010. The success of the non-upgradeable Air empowered Apple to release the even-less-serviceable iPad two years later: the battery was glued into the case. And again, we voted with our wallets and purchased the device despite its built-in death clock. In the next iteration of the iPad, the glass was fused to the frame. Once again, with another product announcement, Apple has presented the market with a choice. They have two professional laptops: one that is serviceable and upgradeable, and one that is not. They’re not exactly equivalent products—one is less expensive and supports expandable storage, and the other has a cutting-edge display, fixed storage capacity, and a premium pricetag—but they don’t have the same name just to cause confusion. Rather, Apple is asking users to define the future of the MacBook Pro. Apple isn’t fundamentally against upgradeability and accessibility. The current Mac Mini has compelling finger slots that practically beg people to open it. When Steve Jobs released the “open-minded” Power Mac G3 with a door that opened from the side, the audience oohed and aahed. Apple products have historically retained their value quite well, in part due to third-party repair manuals, but also due to a number of very modular, very upgradeable designs. Even the MacBook Pro was originally touted as an accessible, repairable machine—at Macworld in 2009, Steve Jobs said, “Our pro customers want accessibility: [...] to add memory, to add cards, to add drives.” That’s part of what I love about my MacBook Pro. I’ve upgraded my RAM, and I even replaced my optical drive with an 80 GB SSD. On the other hand, Apple has consistently introduced thinner, lighter products. They learn from experience. They react to their customers. They’re very adept at presenting us with what we want. And they give us options from time to time and allow product sales to determine their future designs. We have consistently voted for hardware that’s thinner rather than upgradeable. But we have to draw a line in the sand somewhere. Our purchasing decisions are telling Apple that we’re happy to buy computers and watch them die on schedule. When we choose a short-lived laptop over a more robust model that’s a quarter of an inch thicker, what does that say about our values? Every time we buy a locked down product containing a non-replaceable battery with a finite cycle count, we’re voicing our opinion on how long our things should last. But is it an informed decision? When you buy something, how often do you really step back and ask how long it should last? If we want long-lasting products that retain their value, we have to support products that do so. Today, we choose. If we choose the retina display over the existing MacBook Pro, the next generation of Mac laptops will likely be less repairable still. When that happens, we won’t be able to blame Apple. We’ll have to blame ourselves. They gave us the choice.

martedì 19 giugno 2012

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