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lunedì 29 luglio 2013

Fujitsu aumenta le prestazioni dei DWH Microsoft con una soluzione SSD



"Fujitsu Solutions crea un nuova base hardware per tutti quei Data Warehouse che fanno uso delle tecnologie T-SQL Microsoft, permettendo di aumentare le performance grazie agli oramai ben noti SSD."

L'esigenza di soluzioni certificate per ambienti Microsoft SQL è sempre più sentita. La risposta l'hanno data Fujitsu Technology Solutions (Fujitsu) e Violin Memory, una società californiana quest'ultima che è uno dei pionieri in una nuova classe di sistemi storage ad alte prestazioni basati su flash-memory e ideati per allineare le prestazioni dello storage con quelle delle applicazioni ad alta velocità, server e reti di nuova generazione.

L'obiettivo della partnership è stato quello di fornire soluzioni certificate di storage Flash con capacità di 20, 60 e 240 TB, in modo da incrementare fortemente le prestazioni di soluzioni di data warehouse basate su Microsoft SQL.

Schema di un Data Warehouse
Si tratta di soluzioni che, ha osservato Fujitsu, in precedenza potevano essere raggiunte esclusivamente mediante piattaforme server in-memory.

Il beneficio dell'uso congiunto di memorie Violin e della soluzione Fujitsu for Microsfot SQL risiede nel fatto che è possibile ridurre i costi operativi, ridurre le dimensioni di un data center, limitare i consumi energetici e provvedere all'importazione dei dati in minuti invece che in ore, contenere il tempo di query in secondi invece che minuti e far girare più query in parallelo.

Un altro aspetto interessante è che l'adozione della piattaforma derivata dall'accordo non richiede la reingegnerizzazione dell'ambiente di data warehousing e nemmeno di porre mano all'infrastruttura esistente.

tomshardware.it

giovedì 21 marzo 2013

Le tecnologie che hanno isolato i cardinali in Conclave

"Nella Cappella Sistina, pochi giorni fà, un centinaio di Cardinali hanno deciso il nome del nuovo capo della Chiesa Cattolica Cristiana, vescovo di Roma: il nuovo Papa. Il timore che ci fossero fughe di notizie più o meno volontarie da alcuni di questi. Scopriamo le tecniche di bonifica adottate dagli specialisti."

La segretezza è d'obbligo anche sui dispositivi realizzati per impedire ai porporati, riuniti in Conclave, di comunicare. "Si tratta - spiega Maurizio Aiello, dell'Istituto di elettronica e di ingegneria dell'informazione e delle telecomunicazioni del Cnr di Genova - di apparati disturbatori che emettono onde elettromagnetiche alle stesse frequenze dei dispositivi trasmittenti".


    


"Il rumore - fa notare - impedisce tutte le comunicazioni radio da e verso un certo punto. Secondo la legislazione italiana, l' utilizzo dei cosiddetti  jammer  (disturbatori di frequenze ndr) è fuorilegge ma il Vaticano è extra-territoriale ed è comunque plausibile che siano stati applicati entrambi i metodi al fine di ottenere un black-out totale: una schermatura passiva e dispositivi attivi in grado di disturbare eventuali trasmissioni residue. Per intercettare o inibire le comunicazioni cellulari sono comunque disponibili dispositivi più raffinati, ad esempio gli 'Imsi-catcher".





Gli apparati disturbatori che emettono onde elettromagnetiche alle stesse frequenze dei dispositivi trasmittenti che impediscono ai porporati di comunicare con l'esterno, per esempio durante i tragitti dalla residenza alla Sistina. 

"Meno fantasiosamente - sostiene Aiello - è senz'altro stata effettuata una bonifica preliminare dell'ambiente. Esistono i rilevatori di giunzioni non lineari, che sfruttano il principio della risposta a segnali predefiniti:  una giunzione semiconduttrice componente del transistor risponde con una serie di armoniche a un segnale e il dispositivo individua la risposta rilevando dispositivi elettronici di qualsiasi natura, accesi o spenti, funzionanti o rotti". "Le tecniche di intercettazione - avverte Maurizio Aiello - si evolvono parallelamente a quelle della comunicazione. In primo luogo, alla sempre maggior diffusione di internet e dei telefoni mobili in grado di connettersi ovunque e alla possibilità di impiegare microspie tecnologicamente avanzate, si contrappongono strumenti di protezione passivi come le gabbie di Faraday', vere e proprie casseforti impenetrabili alle onde elettromagnetiche utilizzate, ad esempio, per eseguire le analisi scientifiche dei dispositivi cellulari da parte delle forze di Polizia".

fastweb.it

domenica 17 marzo 2013

Le batterie che si ricaricano via wireless


 "Le batterie flessibili agli ioni di litio possono allungarsi fino a tre volte la loro dimensione originale, questo è il risultato"

 Si allungano fino al 300% della loro dimensione originale e si ricaricano senza fili, via wireless: sono le prime batterie flessibili agli ioni di litio, grazie alle quali monitor avvolgibili e computer indossabili diventano più vicini. Il risultato, descritto sulla rivista Nature Communications si deve a un gruppo di ricerca coordinato dall'americano John Rogers dell'università dell'Illinois.

Le batterie possono funzionare fino a 8-9 ore prima di essere ricaricata e continuano a essere efficienti anche dopo essere stata stirate, piegate, avvolte. Il processo di allungamento è reversibile e le batterie sono capaci di 20 cicli di ricarica.

Hanno inoltre il vantaggio che si ricaricano senza fili, via wireless. Secondo gli autori le batterie flessibili potrebbero essere usate nell'elettronica flessibile, per esempio in dispositivi simili a 'pelli' robotiche da applicare sul corpo umano (come si può vedere nella foto principale), per monitorare la salute, o per schermi arrotolabili. La capacità' di queste batterie estensibili, sottolineano gli auotori, è simile alle batterie tradizionali al litio delle stesse dimensioni.

Potrebbero tornare utili nella fabbricazione di dispositivi come gli orologi-pc, allo studio di aziende come Apple e Samsung. Anche se la ricerca sui dispositivi elettronici procede a grandi passi e con buoni risultati uno degli ostacoli è costituito dalla progettazione di una fonte di un alimentatore in grado di sopportare la flessione e l'allungamento, pur mantenendo le sue prestazioni di accumulo di energia. I ricercatori hanno superato questa difficoltà usando strati di silicio morbido su cui sono installati elettrodi interconnessi fra loro con dei sottilissimi cavi a spirale. La matrice di silicio è quadrata e trasparente e contiene 100 elettrodi.

''I componenti della batteria sono montati fianco a fianco e collegati da fitti e lunghi fili a spirale'' ha osservato uno degli autori, Yonggang Huang della Northwestern University. ''Sono i fili a spirale - ha proseguito Huang - che permettono alle batterie di essere flessibili. Quando abbiamo allungato la batteria, i fili ondulate si sono spiegati come una fisarmonica. E possiamo allungare il dispositivo anche quando la batteria è al lavoro''.

fastweb.it

lunedì 1 ottobre 2012

Negli Usa stenta ancora NFC, alcuni Big non ci credono



Negli Stati Uniti la tecnologia Near Field Communciations non si sta diffondendo. I commercianti non vogliono aggiornare i terminali di pagamento perché pochi utenti dispongono di temrinali compatibili con lo standard. Apple l'ha integrata nell'iPhone 5 ma non la promuove.




Si infoltisce il gruppo dei detrattori della tecnologia NFC. Oltre a Apple, che non ha voluto integrare la tecnologia Near Field Communications dell'iPhone 5, ora si aggiungo altre voci contrarie. Significativa l'opinione di John Donahoe, amministratore delegato di EBay, secondo cui NFC dovrebbe essere l'acronimo di "Not For Commerce" in quanto non condivide l'opinione che la tecnologia in questione trasformerà i cellulari in portafogli mobili.
Nonostante l'NFC sia supportata dalle più grandi società di carte di credito come American Express, JPMorgan Chase e Capital One Financial, e che sia sostenuta da Isis, una joint venture tra Verizon Wireless, AT & T Inc e T-Mobile USA, a quanto pare non sta decollando negli Stati Uniti. In primo luogo perché i commercianti sono stati riluttanti a spendere soldi per aggiornare i propri terminali fino a quando gran parte dei consumatori non avrà a bordo dei propri telefoni l'NFC.
In secondo luogo, la mancanza di appoggio da parte di un'azienda con grande peso mediatico come Apple non sta certo aiutando. Il costo e lo sforzo di progettazione per incorporare i chip NFC nei telefoni non è giustificato se i commercianti non possono accettare pagamenti con questa tecnologia. Ricordiamo che all'indomani dell'annuncio dell'iPhone 5 Phil Schiller spiegò che Apple non aveva implementato l'NFC perché non è chiaro se saranno risolti tutti i problemi attuali.
Sanjay Sakhrani, analista di Keefe, Bruyette & Woods precisa infatti che "chiunque sperava che l'NFC potesse diventare presto una realtà è rimasto deluso. Molti nel settore speravano che la sua presenza nell'iPhone 5 sarebbe stato un trampolino di lancio, ma così non è stato."
Apple comunque non ha chiuso con questo tipo di approccio ai pagamenti digitali: ricordiamo che sta sviluppando un'applicazione mobile che unisca carte fedeltà, biglietti e altro sul nuovo iPhone. Molti considerano questa opzione una prima versione di portafoglio digitale, salvo la mancanza di un collegamento con le carte di credito.
Altri portafogli digitali sono già stati sviluppati da aziende come PayPal di eBay, Google e Visa, con lo scopo di radunare le carte di credito, i conti bancari, le carte fedeltà e i coupon da usare sia online sia nei negozi fisici. Il problema è che la prospettiva di eliminare il denaro e avere al suo posto uno strumento più sicuro delle carte magnetiche secondo gli esperti non convince i consumatori.
Non mancano ovviamente i sostenitori dell'NFC: gli incentivi offerti da Visa e MasterCard potrebbero in effetti portare a un'ondata di aggiornamenti dei terminali di pagamento nei prossimi anni. In questo caso si interromperebbe il circolo vizioso a cui si è fatto riferimento e i produttori di telefoni si convincerebbero dell'effettiva utilità di questa tecnologia.
Un esperto del settore infatti ha sottolineato che "è difficile oggi comprare un nuovo terminale che non integra la tecnologia NFC, presto sarà impossibile". Il punto è che lo strumento da solo non basta, occorre che i fornitori di software e servizi per i terminali siano pronti ad accettare ed elaborare i pagamenti che avvengono con buoni sconto, carte fedeltà e simili. E al momento non ci siamo.
ictbusinnes.it

martedì 25 settembre 2012

Tastiera nfc migliora la produttività, ma con batteria inamovibile: a chi serve?



NFC is used primarily for enjoyable activities, like buying thingssharing content and making QR codes feel old. But Japanese company Elecom is looking to change all that with a compact keyboard that exploits NFC for productivity. The silicon menace requires a companion app and is compatible with Android phones running Gingerbread (2.3.4) and up. If the bundled case had you sold on the peripheral, you may want to reconsider. The retail price is a sizeable 18,690 yen (approximately $240), and what's worse, the battery is neither rechargeable nor replaceable, so you'll have to bin it after the stated six months to a year 18 months (eight hours a day) of life. Still interested? Then head over the break for a video demo from Norwegian co-development company one2TOUCH.

giovedì 20 settembre 2012

Hitachi fa le prove per un hdd a elio da 7 Terabyte


Hitachi ha svelato un hard disk contenente elio anziché aria. Secondo l'azienda l'uso del gas consente di collocare più piatti in un prodotto e scrivere più informazioni su un singolo supporto. Inoltre ci sono vantaggi anche per i consumi e le temperature.


Hard disk pieni di elio per realizzare prodotti da 3,5 pollici da 7 terabyte già nel 2013. Hitachi Global Storage, parte di Western Digital, ha annunciato una nuova soluzione tecnologica per incrementare la capacità dischi fissi e abbassare il cosiddetto "costo di possesso" (TCO) per i clienti del settore enterprise e cloud.
Non si tratta quindi, almeno inizialmente, di una proposta indirizzata al mercato consumer, bensì a chi ha un datacenter e deve affrontare l'esplosione del fenomeno del cloud computing, ancora agli albori e nei prossimi anni sempre più centrale. Insomma, chi ha bisogno di molti hard disk con un'elevata capacità.

"La densità dell'elio è un settimo di quella dell'aria e questo offre vantaggi rilevanti", ha dichiarato l'azienda, sottolineando che il prodotto è frutto di sei anni di ricerca e sviluppo. La densità più contenuta fa sì che agisca una minore forza di trascinamento sui piatti rotanti all'interno dell'hard disk, riducendo di conseguenza l'energia richiesta per azionare il motore che muovere la meccanica all'interno del prodotto.

La densità più bassa riduce drasticamente anche le forze fluidodinamiche che colpiscono i piatti e i braccetti delle testine, consentendo ai piatti di essere meno distanti l'uno dall'altro e alle tracce di essere più vicine tra loro. Questo permette quindi di inserire sette piatti in 3,5 pollici(il limite odierno è cinque) e al tempo stesso aumentare la densità delle informazioni scritte sui supporti.
Le minori forze di taglio e la maggiore efficienza dell'elio nella conduzione termica permettono al disco di raggiungere temperature  e rumorosità inferiori. "I benefici di un hard disk riempito con l'elio si conoscono da molto tempo. L'innovazione sta nella produzione e nel progetto, che sigilla l'elio all'interno dell'hard disk in modo conveniente garantendo volumi di produzione elevati", ha dichiarato Steve Campbell, a capo delle operazioni tecnologiche di HGST.
La nuova soluzione è stata dimostrata durante il Western Digital Investor a Irvine, California. All'evento Hitachi ha confrontato un nuovo disco con elio e una soluzione equivalente ad aria, comprovando una riduzione dei consumi del 23%. Un dato interessante, che però va messo in prospettiva: tenendo conto che il nuovo hard disk ha due piatti in più, il miglioramento in termini di watt per terabyte è pari al 45 percento. Parallelamente il disco ha raggiunto una temperatura operativa inferiore di 4 gradi.
Insomma, un'ottima soluzione sotto i punti di vista, anche se non si conoscono i prezzi, né le caratteristiche tecniche precise dei prodotti che arriveranno in commercio. Hitachi ha promesso di fare maggiore chiarezza il prossimo anno, quando si terrà il debutto ufficiale degli "hard disk all'elio".

tomshw.it

lunedì 30 luglio 2012

Modificando lo spin degli elettroni si otterrebbero OLED più luminosi

Schema costruttivo di un OLED


I ricercatori dell'Università dello Utah hanno realizzato un prototipo di OLED spintronico, o spin-OLED, in cui la generazione di luce si fa molto più efficiente, grazie al controllo preventivo dell'orientamento delle cariche che attraversano il cuore organico dei singoli LED.

Alcuni ricercatori dell'Università dello Utah hanno inventato una nuova forma di OLED, denominata "spintronic OLED" o spin-OLED, che promette di essere molto più luminosa, economica da produrre ed eco-compatibile degli OLED tradizionali che si trovano oggi in TV, display, monitor e sistemi di illuminazione. Per il momento siamo ancora a livello di prototipo, però, e i tempi per gli utilizzi commerciali sono relativamente lunghi.

Il prototipo realizzato è un OLED arancione che non funziona a temperature più alte di 33 gradi sottozero. In un paio d'anni si pensa di arrivare anche a spin-OLED rossi e blu, mentre lo sviluppo di un prodotto commerciale non si avrà prima di cinque anni. Negli OLED tradizionali due elettrodi racchiudono un polimero organico che fa da semiconduttore. Quando agli elettrodi si applica una differenza di tensione, a un elettrodo si generano cariche negative (elettroni) e all'altro cariche positive (lacune). Attraversando il polimero le cariche di segno opposto si scontrano e si annullano: questo evento fa emettere luce al polimero stesso, ma solo se gli spin (il momento angolare intrinseco) delle due cariche sono paralleli o antiparalleli, a seconda del polimero usato.

Questo in sintesi significa che non basta lo scontro di due cariche per generare luce, quindi la "resa" di un OLED non è ottimale. Un team di ricercatori dell'Università dello Utah, guidato dal professor Valy Vardeny, ha elaborato appunto un sistema per portare al massimo la resa degli OLED, controllando a priori l'orientamento degli spin delle cariche che transitano nel polimero. L'obiettivo è stato raggiunto trasformando una cosiddetta "valvola spin organica", un dispositivo sviluppato qualche anno fa sempre da Vardeny, in un elemento capace di emettere luce e denominato spin-OLED.