lunedì 9 luglio 2012

PANASONIC TOUGHBOOK CF-31 il portatile che sfida la natura


Test alla presentazione, il nuovo Rugged pc sfida l'acqua
Noti nei comparti tecnici come "Rugged Pc", sono quei laptop con caratteristiche tecniche fuori dall'uso normale. Sono laptop da elevate caratteristiche di resistenza agli urti e proprietà meccaniche, in questa fascia Panasonic la fa da padrone da alcuni anni con il suo Toughbook.


Panasonic Toughbook CF-31 rappresenta l'ultima generazione di notebook rugged top al top di gamma. Il Toughbook CF-31mk3 offre una potenza di calcolo incrementata, maggiore autonomia della batteria e connettività, insieme a una varietà di funzionalità di gestione ottimizzate.

Dotato di Intel Core i5-3360M vPro di terza generazione (2.8GHz, fino a 3.5GHz con Intel Turbo Boost Technology) e della tecnologia switchable graphics AMD Radeon HD 7750M, la versione Performance può passare dalla grafica potenziata a quella integrata con Intel HD 4000 per risparmiare energia mentre ci si sposta.

La versione Standard, invece, usa l’Intel Core i5-3320M vPro (2.6GHz, fino a 3.3GHz con Intel Turbo Boost Technology) con supporto grafico Intel HD 4000. Oltre alla nuova CPU, il CF-31 è anche dotato di un modulo DDR3L RAM a basso voltaggio, che utilizza meno energia per assicurare maggiore efficienza e durata della batteria. La capacità dell’hard disk drive è stata aumentata da 320GB a 500GB con un SSD opzionale da 128GB o 256GB.

 L’autonomia della batteria è stata aumentata di un’ora, garantendo ai mobile workers di lavorare fino a 14,5 ore (MobileMarkTM 2007, 60cd/m²) su sistema Windows 7 senza bisogno di collegarsi alla rete elettrica. In aggiunta, il CF-31 è dotato di una batteria secondaria opzionale che può essere inserita nel multimedia bay del modello Standard sostituendo la batteria principale a caldo, in modo da mantenere il computer operativo per 24 ore consecutive, o semplicemente, estendere la vita della batteria di 6,5 ore fino ad un totale di 21 ore.

La luminosità di display pari a 1.200 cd/m² ed un indice di riverbero molto basso sul display touchscreen 13.1 pollici XGA agevolano il lavoro in condizioni estreme. Il portatile è anche dotato di una particolare ingegnerizzazione del LCD per proteggere lo schermo dagli urti. "Dotato di un rivestimento interno ed esterno in lega di magnesio e di uno strato anti-graffi, il CF-31 si conferma il Toughbook ad oggi più resistente. È testato per le cadute conformemente agli standard militari ed è a prova d’infiltrazioni d’acqua e polvere e vibrazioni e temperature estreme, il che conferisce a questo computer l’impressionante grado di protezione IP65 e la certificazione militare MIL STD 810G", sottolinea il comunicato ufficiale. 

tomshw.it

Nasce il canale YouTube dell' Istituto Luce,memoria storico-visiva del secolo scorso

Intervista a Gasman-Sordi


L'Istituto Luce (L'Unione Cinematografica Educativa) sbarca su YouTube con le videoclip che raccontano 40 anni del nostro paese. Ci sono i rotocalchi che venivano proiettati nelle cinematografiche prima dello spettacolo, ma anche gli storici Cinegiornali Luce (1927-1945), la settimana Incom (1946-1964), interviste, reportage e anche la propaganda del regime fascista. Si parla per il momento di ben 30mila video


Google e l'Istituto Luce Cinecittà hanno collaborato a lungo al progetto e realizzato anche playlist tematiche per consentire un agevole e ragionato accesso al materiale. "È importante far capire che la storia può essere raccontata come un telefilm anche perché ci sono sempre più giovani che richiedono informazioni e che hanno una maggiore propensione al video", ha spiegato durante la presentazione al ministero dei Beni Culturali, Gianni Minoli, conduttore de La Storia siamo noi.

"Con la crisi c'è voglia di riscoprire le nostre radici. Un progetto come questo consente di farlo, così come di aprire al mondo la nostra storia. Unisce locale e globale". Per il Presidente di Istituto Luce-Cinecitta si tratta di una vera svolta storica, tecnologica e culturale. "Credo sia un bell'esempio di come si possa rendere la cultura davvero accessibile a tutti, soprattutto ai giovani'', ha spiegato Rodrigo Cipriani Foresio. "Se fino ad ora 400-500 persone al giorno si collegavano al nostro sito, da quando abbiamo iniziato a caricare il materiale sono salite a 500mila in tutto il mondo".

 Google ha davvero colto nel segno considerando che grazie a questo accordo contribuirà "a preservare e tramandare la storia e la cultura cinematografica italiana alle generazioni future", come ha sottolineato Carlo d'Asaro Biondo, Presidente EMEA di Google. Da rilevare poi che i costi tecnici dell'operazione sono completamente a carico di Google, mentre la maggior parte dei ricavi derivanti dalla pubblicità andranno all'Istituto Luce Cinecittà. "Il consumismo ha fatto dimenticare la memoria, con la crisi c’è voglia di riscoprire le nostre radici. Un progetto come questo consente di farlo, così come di far conoscere al mondo la nostra storia. La rete unisce locale e globale, avvicina i giovani", ha concluso Minoli.

tomshw.it

sabato 7 luglio 2012

Project Glass Google, i concorrenti avanzano



Il prototipo Mobile Eye-Trek di Olympus

E già l'occasione è di quelle ghiotte. Diciamoci la verità.Google ha il suo proselitismo interplanetario, ma questo non vuol dire che sia stata l'unica ad investire nel campo della realtà aumenta.C'è dietro l'angolo Olympus con il suo progetto MEG4.0, che realizza protitipi da ben 20 anni e , prevedono, un entrata in produzione per quest'anno: chi la spunterà?

Watch out, Google. Here comes Olympus with the MEG4.0 and don’t dismiss this as a Google Glass knockoff. Olympus has been researching and developing wearable displays for more than 20 years. The MEG4.0 concept, and with that, its eventual production counterpart, has been a long time coming and could be a serious competitor in the space.
Olympus made it clear in today’s announcement that the 30g MEG4.0 is both a prototype and a working name. The stem-like system sits on one side of the glasses and connects to a tablet or phone through Bluetooth. A 320 x 240 virtual screen floats above the wearer’s eye line. The MEG4.0 is designed for all-day use and should last eight hours on a charge, although Olympus states the glasses are designed for bursts of use, 15-seconds at a time.
Google isn’t the only player in the augmented reality game. In fact several companies have toyed with the concept for the last few years including Olympus. The company introduced a working set of AR glasses back in 2008. Called the Mobile Eye-Trek (shown above) the glasses were designed to be worn on a daily basis, feeding information like email to the wearer on a screen placed 50cm in front of the eyes, making it appear as a 3.8-inch screen.
While the Mobile Eye-Track never hit the retail market, Olympus indicated at the time that the prototype would lead to a production version by 2012.
However, much like Google, Olympus is not revealing the user interface yet. If the MEG4.0 is to be a success, the interface, and more importantly, the depth of the information available needs to be as mature as Google Glass. Price and availability was not announced.

techcrunch.com

Internet a rischio Black Out: DnsChanger in azione

Potrebbe accadere tutto lunedì, gli analisti dell'FBI che hanno lavorato al progetto sono ottimisti. I maggiori ISP del pianeta sono corsi ai ripari creando server di appoggio per veicolare il traffico.Sarà tutto vero o solo una fanta-notizia per fare Hype?

Nel dubbio ecco alcuni link per verificare se il nostro pc è stato infettato dal malware in questione.
Supporto 187 FBI Operation Ghost Click  DNS Changer Work Group


L'Apocalisse non può più attendere. A partire dalle prime luci di lunedì, centinaia di migliaia di computer di tutto il mondo sono a rischio infezione. Addio Internet: chiunque cercherà di avventurarsi sui siti più famosi di tutto il mondo, da Facebook ad Apple, passando per gli indirizzi perfino dell'Fbi, sarà sbattuto fuori dal world wide web. Www non più: fuori. E la cosa incredibile è che a sbatterci fuori sarà proprio l'Fbi: e per giunta per conto del tribunale di New York.

Sembra la trama di un cyberthriller e invece è realtà. E stavolta neppure la sempre più grande tribù dei Macdotati potrà ritenersi al sicuro. I computer Apple, si sa, sono molto meno esposti dei cugini rivali che girano su Windows agli attacchi dei pirati. E invece stavolta il virus è pronto colpire non solo i pc Windows e i computer della Mela ma perfino gli iPad, gli iPhone e i tablet di tutti i tipi.

La ragione è semplice: il malware ha già preso possesso dei computer infettati e scatterà appena i pc o i tablet tenteranno di collegarsi al web, agendo sull'indirizzo Dns, quello cioè che ci consente di indirizzarci per le autostrade del web.

Ma come si è arrivati fin qui? E perché dagli Usa all'Europa nessuno può dormire tranquillo? Il Lunedì Nero dei computer arriva da lontano. È il novembre scorso quando l'Fbi annuncia di aver sgominato una pericolossima centrale di hacker che opera dalla Russia agli Stati Uniti, passando per l'Europa. I banditi sono riusciti a impossessassarsi di oltre quattro milioni di computer in tutto il mondo, mettendo su un'associazione criminale da 14 milioni di dollari.

Non si tratta però di un 'semplice' virus che si attacca ai nostri pc trasformandoli in tanti bot, strumenti di una botnet, quella rete appunto di computer infettati che viene orchestrata dai delinquenti web per dirottarli su siti particolari o succhiare informazioni (e denaro). In questo caso il malware viene chiamato DnsChanger perché cambia appunto l'indirizzo Dns: in pratica il computer colpito naviga su un Internet parallelo disegnato dagli hacker in cui i siti non sono quello che appaiono. Cerchi un prodotto Apple? Vieni rimandato su un sito pirata. Vuoi scaricare un film da Netflix? Idem.

Quando scatta l'operazione antihacker l'Fbi è costretta così a 'ricostruire' il mondo Internet dei computer infetti mettendo in piedi una serie di server alternativi che impediscono ai pc colpiti di navigare sul web pirata. Naturalmente si tratta di una misura temporanea: decisa appunto dal tribunale di New York perché da qui parte l'operazione anti-pirateria. La misura temporanea finisce però proprio questo lunedì: 9 luglio. Da questo momento in poi, insomma, i nostri computer non saranno più protetti: ma visto che i siti pirata sono già stati bloccati, la conseguenza sarà il blocco totale di Internet. Non riusciremo più a collegarci. Black Out. Buio completo. Che fare?

Negli Stati Uniti le grandi compagnie come At&T hanno già preannunciato di aver predisposto server di emergenza per ridirigere il traffico dei computer colpiti. E da Facebook a Google si è pure scatenata una campagna di sensibilizzazione. Basta un semplice test su un sito predisposto per l'occasione, www.dcwg.org 1 , per scoprire se il pc o il Mac è infetto o meno. Se il sito si illumina di verde vuol dire che il computer è pulito. Altrimenti...

Per la verità gli esperti giurano che in rete sono disponibili una serie di tool e software che permettono di ripulire il computer infetto. Ma nessuno sa ancora calcolare con esattezza quanti pc potranno essere colpiti dal blackout. Una stima della rivista specializzata PcWorld parla di 275mila computer ancora infetti in tutto il mondo. Solo 45mila sarebbero quelli a rischio negli Usa. Il che per noi è naturalmente una brutta notizia: perché molto più pericolosa sarebbe quindi la situazione dall'Asia all'Europa. Certo, insistono gli esperti, poche centinaia di migliaia di computer sono nulla rispetto ai milioni colpiti da Zeus, SpyEye e gli altri virus in giro per il mondo. E certo: saranno anche nulla. Ma sai che sorpresa se lunedì accendi il computer e scopri che l'Apocalisse si è scatenata proprio sulla tua nullità?

repubblica.it

mercoledì 4 luglio 2012

Tecno Occhiali: Google è pronta per la vendita del Project Glass

Sergey Brin indossa la nuova creazione: Must Have del futuro?




Google per bocca di uno dei suoi esponenti di spicco (Sergey Brin) vuole fare il passo commerciale ed aprire agli sviluppatori gli occhiali a realà aumentata: è proprio il caso di dire "ne vedremo delle belle!" :)


Dimostrazione di utilizzo da un gruppo di stunt professionisti



Google won the Internet by pulling off a truly impressive Google Glass skydiving stunt, twice, during their I/O event. Skydivers in wingsuits 4,000 feet above San Francisco delivered the high tech glasses to the Moscone stage in just four minutes, with help of 25 cameras, a zeppelin and a helicopter, stunt bikers and someone rappelling down the side of the convention center.
The whole thing was shown on live video in a Google Hangout from the skydivers’ and bikers’ glasses to the surprise of developers in the audience and those watching on YouTube. This was Google’s winning answer to Steve Jobs’ “One More Thing” and for the moment, it made Apple’s ground-based surprises seem less dramatic.
Google’s co-founder Sergey Brin began the demo saying “This can go wrong in 500 different ways, so tell me: Who Wants to see a demo of Glass?” Despite the many ways it could go wrong, it didn’t. How in the world did Google do it?
Google tells TechCrunch the idea was hatched 6 weeks ago. They wanted to come up with a compelling way to show off and test the limits of the Glass technology. When initial discussions about the idea started, everyone thought it was a joke. But soon, a group of Ph.D’s and computer scientists had turned this secret plan into their full-time job.
One of the first tasks was to find a group of the best skydivers and athletes in the world. They hooked up with JT, the lead jumper. After the jump the skydivers were blown away by the experience. One said the ability to do a live Hangout with their parents would go a long way to showing how safe skydiving can be under the right circumstances.
Google enlisted a whole bunch of help from the government to make it happen. They had cooperation from the San Francisco Mayor’s Office, and the San Francisco Police and Fire Departments and NASA Ames in Mountain View. They also worked with FAA offices in Oakland, San Jose, and Washington.
The FAA issued a NOTAM (Notice to Airmen) #06/083 with a warning that a parachute jumping exercise could be taking place over San Francisco on Tuesday, Wednesday and Thursday morning.


Si vocifera anche di una vendita imminente.


I Project Glass, gli occhiali cibernetici usciti dai laboratori segreti di Google, saranno in vendita dall'inizio del prossimo anno. Ma il primo modello, ancora un prototipo ribattezzato "Explorer Edition",sarà a disposizione dei soli partecipanti della conferenza Google I/O. Il prezzo sarà di 1.500 dollari.

L'annuncio è stato fatto direttamente dal co-fondatore di Google Sergey Brin ieri alla conferenza degli sviluppatori di Google. Gli occhiali (continuiamo a chiamarli così, ma in realtà sono una montatura con una o due mini lenti) consentono di inviare mail, leggere messaggi, ascoltare musica e vedere o registrare video direttamente tramite il sistema. 


techcrunch.com
wired.it

martedì 3 luglio 2012

Mac Book 12 PRO - Retina: benchmark e temperature

Termografie del nuovo Mac Book sotto stress


Il MacBook Pro Retina ha qualità termiche eccellenti, come hanno scoperto i redattori della giapponese ItMedia. Con 25 gradi ambientali, il MacBook Pro Retina è stato sottoposto a tre diverse prove: idle (inattivo), quindici minuti di riproduzione video e massimo carico (benchmark), e non si sono mai superati i 49 gradi. 

L'analisi è interessante perché con il MacBook Pro Retina Apple ha introdotto un design completamente nuovo. Non solo per il ridotto spessore, simile a quello degli ultrabook e del MacBook Air, ma soprattutto per la disposizione dei componenti interni.


Dal punto di vista termico si fanno notare le due ventole che assorbono aria dai lati destro e sinistro del portatile (è l'unico modello con feritoie), e la espellono in corrispondenza della cerniera. Nelle immagini termiche potete vedere le due "colonne" di calore sullo schermo.
Nella situazione di "calma assoluta" la temperatura arriva al massimo a 30 gradi nella parte centrale della tastiera (che corrisponde a CPU, GPU e altro), mentre poggiapolsi e trackpad si fermano a 26 gradi. Dopo 15 minuti di riproduzione video abbiamo rispettivamente 35 e 28 gradi e un computer ancora silenzioso come quando era in idle.
Nei primi due test quindi calore e rumorosità non sono un problema. Si fanno notare invece sotto sforzi più intensi: 40 gradi nella parte centrale, 30 sul touchpad, e le due ventole che arrivano fino a 46 dB – udibili anche in un ufficio con altre persone al lavoro. Al massimo carico la tastiera diventa ancora più calda, e sfiora i 49 gradi, mentre il touchpad arriva quasi a 31.
Le temperature più alte per qualcuno potrebbero essere fastidiose in effetti, ma ciò non toglie che il lavoro degli ingegneri Apple si è rivelato sopraffino da questo punto di vista. Un risultato che forse non sarebbe possibile senza compromessi non proprio piacevoli, come l'impossibilità di aumentare la RAM o cambiare l'unità SSD.
Se Apple ha fatto un ottimo lavoro dal punto di vista termico, potrebbe però non valere altrettanto per quanto riguarda il punto di forza di questo computer, cioè lo schermo con l'incredibile risoluzione di 2880x1800 pixel:
Alcuni utenti infatti hanno lamentato un evidente problema di ghosting, cioè permanenza di immagini parzialmente "stampate" sullo schermo che spariscono lentamente. Si tratta di pochi casi isolati fino ad ora, e Apple sta sostituendo i prodotti difettosi – purtroppo con tempi di attesa piuttosto lunghi.

tomshw.it