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mercoledì 13 febbraio 2013

San Pietro centrato dal fulmine nel giorno dell'addio al Pontificato di Bendedetto XVI

La cupola di San Pietro centrata da un fulmine


Lo scatto che più ha dato "forza", e contemporaneamente drammaticità al delicato momento attraversato dalla Chiesa Cattolica Romana e dal suo più alto rappresentante, Papa Benedetto XVI, catturata da un fotoreporter italiano. La descrizione della tecnica utilizzata per immortalare questo fortuito evento.

Otto secondi, con la macchina fotografica appoggiata su una balaustra. Sembra banale la spiegazione tecnica della foto del fulmine sul cupolone della Basilica di San Pietro, eletta a simbolo dell'annuncio delle dimissioni di papa Benedetto XVI e che ieri ha spopolato su internet e oggi ha monopolizzato i principali quotidiani italiani e stranieri. L'inquadratura abbraccia il colonnato del Bernini, la facciata del Maderno e la cupola voluta da Bramante e da Michelangelo Buonarroti. Proprio sulla cupola cade un fulmine, che sembra colpire la basilica di San Pietro. E che probabilmente la colpisce, dato che proprio in quel punto e' sistemato un parafulmine.

'Stava arrivando un temporale - racconta Alessandro Di Meo, il fotoreporter dell'ANSA autore dello scatto realizzato ieri -. Quando ho visto il primo fulmine ho avuto l'idea e mi sono subito spostato sotto il colonnato. Sono stato quasi quaranta minuti a combattere con la macchina fotografica e le intemperie per cercare di realizzare la foto che avevo pensato''.

Una lotta contro il tempo, ma anche contro la sfortuna: ''Mentre pulivo la lente dalle gocce di pioggia, un primo fulmine ha colpito la cupola. E io non ho potuto far altro che osservare impotente, oltre che decisamente arrabbiato''. La sfortuna pero' non e' bastata a scoraggiare Di Meo, che ha perseverato nel tentativo di cercare di realizzare la foto cosi' come la aveva immaginata.

''Ho provato ancora diverse volte - aggiunge il fotoreporter - finche' un fulmine ha colpito la cupola proprio mentre scattavo''. Per gli amanti della tecnica fotografica, Di Meo ha rivelato anche i dati di scatto della foto: ''La macchina fotografica era poggiata su una transenna, e non su un cavalletto. Il tempo di esposizione era di otto secondi, a 9 di diaframma e 50 iso di sensibilita'. Ovviamente la macchina era impostata in manuale e montavo un obiettivo grandangolare che mi permetteva di includere tutta la basilica nell'inquadratura''.

La foto non ha mancato di scatenare accese discussioni, rimbalzate soprattutto sul web e sui social network. Molte voci della rete hanno messo in discussione la veridicita' della foto, sospettando un fotomontaggio o qualche intervento di fotoritocco. La smentita di Di Meo e' categorica: ''Capisco che la foto possa sembrare incredibile. Ma foto di fulmini se ne sono sempre fatte - replica fermamente il reporter -. L'unica differenza, in questo caso, e' che si tratta del fulmine giusto, nel posto giusto e al momento giusto. Io ci sono riuscito per caparbieta', e, perche' no, anche con un pizzico di fortuna''.

ansa.it

lunedì 24 settembre 2012

Silice ecocompatibile ad opera di ricercatori dell' Università del Salento.

Una spugna marina


La silice, o biossido di silicio, è un minerale estremamente abbondante in natura, fondamentale per la produzione di fibre ottiche e diversi tipi dispositivi elettronici. E ora è disponibile anche in versione green. Un gruppo di ricercatori dell'Istituto di nanoscienze del CNR (Nano-Cnr) ha infatti messo a punto un nuovo metodo per la produzione industriale di questo materiale, che si ispira a quello utilizzato nel mondo animale dalle spugne marine. Lo studio, realizzato in collaborazione con l'Università tedesca di Mainz, è stato pubblicato su Nature Scientific Reports.

I metodi convenzionali per la produzione di silice impiegano temperature elevate e soluzioni caustiche, risultando estremamente costosi e inquinanti. I ricercatori del Nano-Cnr hanno invece cercato una soluzione alternativa, che fosse più ecocompatibile. “In natura esistono diversi organismi in grado di sintetizzare la silice”, ha spiegato Dario Pisignano del Nano-Cnr, coordinatore della ricerca: “Molti tipi dispugne di mare, per esempio, impiegano una proteina, la silicateina, per innescare la sintesi di silice e guidarne la crescita in strutture ordinate che diventano l’impalcatura del loro scheletro”.

Lavorando nei laboratori Nnl dell'Università del Salento, il team di ricercatori, di cui fanno parte Alessandro Polini, Stefano Pagliara e Andrea Camposeo, è riuscito a copiare il meccanismo biologico utilizzato dalle spugne, realizzando un processo estremamente ecocompatibile, che permette di guidare e controllare la crescita dellasilice secondo geometrie stabilite a priori.

“Utilizzando una variante sintetica della silicateina e tecniche litografiche, abbiamo guidato la crescita di silice in geometrie controllate. Le microfibre artificiali ottenute sono analoghe alla struttura microscopica dello scheletro di una spugna naturale”, spiega ancora Pisignano: “Strutture di questo tipo potrebbero essere integrate come guide ottiche per la luce in micro-dispositivi portatili, i cosiddetti lab-on-a-chip , dove è necessario trasportare segnali luminosi per distanze molto ridotte con estrema precisione.”

Già in fase di brevettazione, il metodo scoperto dai ricercatori del Nano-Cnr potrebbe trovare applicazione anche nella produzione di dispositivi elettronici, come transistor e circuiti integrati, dispositivi medici e come materiale isolante per l'elettronica. “I prossimi passi saranno rivolti a controllarne meglio la crescita, per realizzare nuove geometrie e a ottimizzare le caratteristiche ottiche ed elettroniche della biosilicesintetica” ha concluso Pisignano.


galileonet.it

martedì 21 agosto 2012

Le fragole come barriera protettiva


Uno studio sul Journal of Agricultural Food Chemistry mostra che le fragole proteggono le cellule della pelle dagli effetti dannosi dei raggi ultravioletti.










 
Sono tanti i motivi per mangiare le fragole. Sono buone, rinforzano le cellule del sangue e preservano lo stomaco dagli effetti dell'alcol. Ora a questi effetti benefici già noti se ne aggiunge un altro: il loro estratto protegge le cellule della pelle dai danni dei raggi ultravioletti. A dirlo è uno studio condotto dai ricercatori dell' Università Politecnica delle Marche e dell' Università di Barcellona e pubblicato sul Journal of Agricultural Food Chemistry, secondo il quale in futuro si potrebbero produrre delle creme solari a base di fragole. 

Le fragole, infatti, come altri frutti, producono delle sostanze chiamate antocianine, ossia pigmenti che assorbono le radiazioni ultraviolette provenienti dal sole impedendo loro di causare danni alle cellule. Queste molecole sono responsabili di gran parte della colorazione rossa, rosa, blu e violetto dei petali dei fiori, della frutta e della verdura. 

Per verificare se l'effetto fotoprotettivo delle antocianine potesse essere utilizzato per proteggere la pelle durante l'esposizione al sole, i ricercatori hanno aggiunto a colture di cellule di pelle umana, chiamate fibroblasti, preparazioni di estratti di fragole in concentrazioni diverse (0.05, 0.25 e 0.5 mg/ml). Successivamente hanno esposto le cellule così trattate ad una dose di radiazioni ultraviolette equivalente alla quantità di sole che verrebbe presa da una persona che si espone per 90 minuti al sole di mezzogiorno sulla Riviera francese. 

I risultati di questa sperimentazione hanno dimostrato che gli estratti di fragola alla concentrazione di 0.5mg/ml proteggono il i danni indotti al Dna dagli Uva e quindi i fibroblasti sono più sani e sopravvivono più a lungo. Per capire quali molecole fossero responsabili di questo effetto, gli studiosi hanno utilizzato una tecnica di spettrometria di massa ad alta prestazione e hanno identificato cinque antocianine presenti in quantità elevate. 

"Questi composti hanno azione anti-infiammatoria e anti-ossidante – afferma l'autrice spagnola Sara Tulipani – e in laboratorio hanno anche mostrato attività antitumorale. Nei nostri esperimenti non siamo ancora riusciti a dimostrare che sono proprio queste molecole che conferiscono alle fragole il loro effetto fotoprotettivo. Però sulla base dei nostri risultati possiamo iniziare nuovi studi per valutare l'attività biologica e la biodisponibilità delle antocianine nelle cellule della pelle umana sia quando sono ingerite tramite la dieta mangiando le fragole sia quando sono aggiunte a cosmetici solari".

wired.it