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venerdì 22 febbraio 2013

La nuova moda: giocare con le parole a Ruzzle


"E' l'app del momento, gioco che aguzza l'ingegno e risveglia la mente sulle proprie conoscenze... linguistiche! Ma come fare per trovare la parola migliore, il risultato performante, battere l'avversario all'ultimo?  Queste e altre domande nel nostro post"


Quali sono le parole che danno più punti a Ruzzle? La domanda non potrà mai avere una risposta univoca. Questo la sa bene chi gioca tanto a Ruzzle e spesso vede sbloccare punteggi molto alti con parole corte o, viceversa, punteggi bassi con lunghe parole scovate nel quadrato di lettere più presente negli smartphone di tutto il mondo. Da cosa è data dunque la variante? In primis sicuramente dalle famose lettere jolly che hanno il potere di raddoppiare o triplicare la singola lettera o la parola. Un vantaggio non da poco, che avevamo non a caso indicato al primo punto degli 8 consigli leali per vincere a Ruzzle.

Ma non dipende solo da questo: alcuni utenti ci segnalano che nell'ultimo dei tre round che costituiscono una partita di Ruzzle spesso e volentieri si resce a raggiungere un punteggio più alto: il motivo sarebbe una maggiore presenza di lettere jolly e un punteggio più alto per ogni singola lettera. Dunque, è impossibile dettare una vera classifica delle parole che regalano i punteggi più alti.

Gli stessi programmatori di Ruzzle, gli svedesi di Mag Interactive, ci hanno risposto di non detenere “questa tipologia di dati aggregati: solo ogni singolo utente può accedervi”. Di contro – continuano - “abbiamo molte idee in merito alle statistiche globali, ma ancora nulla di pronto”. Così abbiamo chiesto a qualche utente di segnalarci le parole che hanno generato il punteggio più alto durante le loro partite: a conferma dell'imprevedibilità, fontastiko ha portato a casa 365 punti con zitta, misera parola di appena 5 lettere. A seguire malascu: 322 punti con divina e subito dietro ecco bettyale con 310 punti regalati da spallo. Sì, hai capito bene: spallo. La stessa bettyale non conosce il significato della parola, ma fatta una rapida ricerca, spallo altro non è che la prima persona singolare del verbo spallare, come indica l'enciclopedia Treccani on line: “Spezzare, rovinare le spalle al cavallo” oppure “Nel gioco del biliardo, far andare la propria palla in posizione tale che sia scoperta”. Attenzione, quindi, alle parole che non sembrano esistere, probabilmente sono desuete, arcaiche o più semplicemente ne ignoriamo l'esistenza.

la board del gioco


sabato 15 settembre 2012

Bambini dipendenti da Smartphone



Stando a recenti indagini, in Italia il problema delle dipendenze tecnologiche colpisce persone sempre più giovani. Oggi i primi interventi si praticano già alle medie, ma si pensa di passare alle elementari. Intanto i tablet Android arrivano nei negozi di giocattoli.

Le dipendenze tecnologiche riguardano anche i bambini. Già alle elementari infatti si sono rilevati casi di "malattie da Internet", con alunni incapaci di staccarsi anche per poco da smartphone e tablet. Il problema è abbastanza serio da aver spinto almeno una regione, la Lombardia, ad anticipare gli interventi preventivi alla prima media.
E si sta valutando l'ipotesi di intervenire già alle elementari, racconta lo psicologo Alfio Lucchini in un articolo comparso oggi su Repubblica a firma di Michele Bocci. L'esperto ha già accumulato una certa esperienza quanto ai problemi di "dipendenze senza sostanze" in giovane età, ed è convinto che la questione vada affrontata rapidamente.

Smartphone e tablet in particolare sarebbero vincolati al disturbo noto come IAD (Internet Addiction Disorder), un disturbo che provoca problemi tipici delle dipendenze da droghe, ma in questo caso la "sostanza" è il collegamento alla Rete, o in generale l'uso di gadget elettronici. Un disturbo che ha già trovato posto nella letteratura medica, ma non è ancora riconosciuto universalmente.

Secondo Lucchini ci sono bambini che già a sei anni cominciano a usare abitualmente Internet, anche se questo fatto di per sé non deve per forza rappresentare l'inizio di un problema. Un bimbo che usa YouTube per guardare i cartoni animati dopotutto non è necessariamente in una situazione diversa da un coetaneo che guarda la TV, sempre che ci sia in entrambi i casi la supervisione e il controllo di un genitore.
Anzi, forse usando la Rete si evita un altro problema piuttosto grosso: quello dell'esposizione ai contenuti pubblicitari. Considerando questo aspetto magari bisognerebbe mettere sul tavolo anche l'immenso fatturato della pubblicità televisiva, e come questo sia minacciato da future generazioni poco interessate al mezzo televisivo in sé.